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domenica 19 febbraio 2012

Indisciplinato e creativo, lo studente cambia pelle.


Studenti questi sconosciuti
Giornale della scuola
In Italia purtroppo si assiste ogni giorno a casi di ragazzi indisciplinati che arrivano a danneggiare gravemente il materiale, o in casi estremi l’istituto, scolastico, per motivi banali. Ma da dove nascono questi comportamenti? Cosa li spinge a fare tutto ciò?
In un’intervista a “la Repubblica”, Domenico Chiesa[1] dichiara che le cause dei comportamenti indisciplinati in classe, la distruzione di oggetti e gli atteggiamenti irrispettosi nei confronti di insegnanti, compagni e personale potrebbero essere il senso di noia, l’apatia, la frustrazione e la mancanza di reale motivazione all’apprendimento: tagliuzzare il banco può essere l’unico segnale di appartenenza, un sentimento che nella scuola si è perso. Perciò è necessario rapportarsi con questa loro modalità di vivere.
Di parere simile sono M. Colombo e A. Maggiolini, che spiegano che la colpa del disagio scolastico deve andare soprattutto alla scuola che non motiva sufficientemente all’apprendimento. Essi propongono una soluzione al problema: cambiare i metodi di insegnamento privilegiando i lavori cooperativi, che, a differenza del lavoro di gruppo, stimolano l’aiuto reciproco, la collaborazione e il rispetto per l’altro.
Non bisogna però guardare solo ai fatti negativi, ma anche a quelli positivi: un’indagine condotta dalle agenzie Demos[2] ed Eurisko[3] testimonia un apprezzamento da parte dei cittadini italiani per il ruolo svolto dalla scuola, specie quella pubblica, nel processo di formazione dei ragazzi che costituiscono la fetta più grossa dei soddisfatti.
Secondo chi scrive, per formare scolasticamente un ragazzo bisogna che ci sia voglia da parte del docente a stimolare lo studente, ad appassionarlo alla propria disciplina; dall’altra parte lo scolaro deve sforzarsi di apprendere anche quelle materie che non interessano più di tanto, senza prendersi gioco di insegnanti o del personale ATA. Per quanto riguarda il danneggiamento del materiale scolastico, si porta come esempio un articolo del 20 ottobre 2004.
“Domenica 17 ottobre, nel tardo pomeriggio, cinque studenti del liceo classico Parini entrano a scuola. Quattro decidono di allagarla. Aprono i rubinetti dei bagni e sigillano gli scarichi. Lunedì mattina il liceo è inagibile. Giovedì mattina i quattro liceali confessano di aver allagato il Parini. Il giorno dopo viene indagato un quinto complice, il «palo» del gruppo. Secondo le prime stime della Provincia, i danni al Parini ammonterebbero a circa 350 - 400 mila euro. Dopo otto giorni di vacanze forzate, ieri i 750 studenti del Parini sono tornati a scuola. Lezioni a turno: mattina e pomeriggio. Tutti al terzo piano, quello «salvato» dall' allagamento”.
Arrivare a tali azioni significa soffrire di disturbi psicologici, oppure avere difficoltà di natura sociale: in questi casi non va incolpata la scuola, ma la famiglia che non ha saputo crescerlo facendogli distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Concludendo, incolpare l’istituzione scolastica per le sciocchezze che fa un adolescente non è appropriato perché è necessario prima di tutto delineare il profilo socio-familiare del ragazzo.


[1] insegnante di psicologia in un istituto tecnico industriale di Torino
[2] istituto di ricerca, fondato da Ilvo Diamanti, che opera nell'ambito della ricerca politica e sociale attraverso indagini di carattere locale, nazionale ed internazionale.
[3] importante istituto operante in Italia nelle ricerche sul consumatore.

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