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lunedì 5 marzo 2012

Italiano - Il poeta è come un paracadutista...


Il poeta deve essere come un paracadutista, che si lancia nel vuoto senza saper dove andrà, senza sapere quando tutto finirà, fregandosene degli altri: vuole cogliere l’attimo.
Cerca qualcosa che è nascosto nel suo lato interiore, che può liberare in un’esplosione di emozioni che dura qualche minuto, ma proprio perché dura poco ed è imprevedibile, sicuramente è preziosa.
Il poeta non si accontenta di stare con i piedi per terra, ma preferisce come il paracadutista stare con la testa fra le nuvole. Come un’aquila che, accarezzando il cielo, riesce a vedere ciò che a noi non è concesso, anche il poeta percepisce ciò che un comune mortale non è in grado di cogliere. E’ come se avesse un marcia in più, un altro senso per così dire: la capacità di far rivivere al prossimo le proprie storie, le proprie esperienze, le proprie emozioni con la semplicità di un foglio di carta bianco e una penna.
Se facciamo attenzione, anche il paracadutismo non richiede molte cose: a parte l’aereo, basta la tuta, il casco, gli appositi occhiali e il paracadute, che alla fin fine è semplicemente un grande telo di nylon.
Il poeta è uno spirito libero: non gli piace starsene chiuso in casa come un topo di biblioteca, ma vuole essere in continuo contatto con il mondo, con la gente magari del suo quartiere e sentire i profumi e i rumori della natura che lo circonda, proprio come il paracadutista che a centinaia di metri d’altezza sente la forza dell’aria elevata all'ennesima potenza, non è circondato da alcun oggetto tangibile, solo da un panorama mozzafiato.  







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