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domenica 10 giugno 2012

Poesia - Commento di "Amai" (Umberto Saba)


Il titolo anticipa il contenuto del componimento: infatti il verbo “amare” viene coniugato nel titolo, così come nella prima e seconda strofa, al passato remoto, mentre nella terza è coniugato al presente. Non è essenziale per capire la poesia, ma di certo aiuta il lettore a comprenderne i contenuti.
I versi non presentano un complesso ordine sintattico, e perciò non c’è bisogno di scriverli in modo più comune; per quanto riguarda invece la parafrasi, essa non è necessaria per chi ha già letto opere dello stesso autore, mentre per uno studente può essere utile al fine di una maggiore comprensione.
Viene ripetuto il verbo “amare”, che poi è la parola-chiave, all’inizio di ogni strofa, e perciò si può parlare di un’assonanza.
Tra il primo e secondo verso, il secondo e terzo, sesto e settimo, settimo e ottavo, nono e decimo sono presenti degli enjambement. Il componimento conserva una propria musicalità data dalla presenza prevalente di suoni dolci.
Infine è presente l’assonanza tra le parole “fondo” e “gioco”.
La poesia è composta da dieci versi endecasillabi (a parte il terzo che è trisillabo) divisi in tre strofe: due quartine e un distico.
Non c’è rima né con l’ultima parola del primo verso (uno), né con l’ultima dell’ultimo verso (gioco), mentre il resto del componimento segue lo schema della rima baciata, in particolare la rima fiore-amore è definita da Saba la più antica e difficile del mondo.
Il lessico utilizzato è semplice, e proprio questo permette alla poesia di essere compresa anche da chi non ha una conoscenza ampia della lingua italiana: l’unica parola che può presentare difficoltà è “trite” che è sinonimo di “banali”.
Prevale la paratassi.
Le figure retoriche di ordine che si possono riscontrare, oltre all’assonanza già menzionata prima, l’iterazione della congiunzione “che” nella seconda strofa e l’asindeto nei primi tre versi della seconda strofa.
Nella prima strofa Saba apprezza quelle parole che con la loro semplicità riescono ad esprimere un messaggio difficile, ma definisce “antica” e “difficile” la rima fiore-amore perché molti poeti l’hanno utilizzata e quindi è complicato far assumere ad essa un significato nuovo ed originale.
Nella seconda strofa viene spiegato dove cercare la verità, cioè nella sofferenza e nel dolore perché spesso è coperta di finzioni. Secondo l’autore, il binomio “amore-dolore” è inscindibile.
Infine nella terza strofa dice di amare il lettore (te) e la poesia (la mia buona carta).
Lo stile del componimento è tipico di Saba: vengono usate come in “Il ritratto della mia bambina” e in “La capra” termini semplici e comuni affinché la poesia sia comprensibile a tutti. Se in “Il ritratto della mia bambina” l’autore descrive e ammira sua figlia, e in “La capra” apprezza la capra come creatura, in “Amai” esprime con parole sincere e dolci la sua poetica così semplice ma così profonda. 

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