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venerdì 8 giugno 2012

Poesia - Commento di "Spesso il male di vivere" (Eugenio Montale)


Il titolo anticipa il contenuto del componimento: infatti viene ripreso all’inizio del primo  verso della prima strofa. E’ essenziale il titolo perché senza di esso sarebbe abbastanza complicato capire l’argomento della poesia.
L’ordine sintattico non è stravolto ed è molto vicino all’italiano, ma probabilmente la parafrasi è necessaria soprattutto per la seconda strofa.
Non vi sono parole  ripetute in più versi, a parte il verbo “era” nel secondo, terzo, quarto e settimo verso per i quali si può parlare di anafora.
Sono presenti degli enjambement tra terzo e quarto verso e tra il settimo e l’ottavo.
Le parole del componimento hanno soprattutto suoni duri come in “strozzato”, “gorgoglia” e “stramazzato”.
La poesia è composta da 8 versi endecasillabi (a parte il primo e l’ultimo) divisi in due quartine: nella prima la rima è invertita (A-B-B-A), mentre nella seconda c’è rima baciata solo tra “indifferenza” e “sonnolenza”.
Il lessico della maggior parte della poesia risulta semplice e comprensibile, escludendo parole come “rivo” (ruscello), “riarsa” (bruciata al Sole), “stramazzato” (sfinito per la fatica) e “meriggio” (pomeriggio).
Prevale la paratassi.
Oltre all’anafora già menzionata prima, c’è un’anastrofe nel primo e quinto verso, nell’ultimo invece c’è un’enumerazione tramite la congiunzione “che”.
Nella prima strofa Montale racconta di aver incontrato il dolore in natura in varie forme: nel ruscello che non scorre a causa di un ostacolo, nella foglia che si accartoccia e brucia alla luce del Sole, o nel cavallo che cade sfinito a terra.
Nella seconda strofa invece spiega la sua tesi: l’unica felicità possibile è il distacco assoluto dalla realtà e dalle sue angosce, come accade per una statua di pietra in un pomeriggio estivo, una nuvola lontana dal cielo o il falco irraggiungibile che vola verso l’alto.
Non conosco altre poesie dello stesso autore, quindi non sono in grado di esprimere un giudizio generale della sua poetica. Certo è che però il concetto di distacco dalla realtà di Eugenio Montale ricalca la filosofia buddhista secondo la quale per raggiungere la pace interiore è necessario allontanarsi dai beni materiali per perseguire i beni spirituali.



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