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mercoledì 17 ottobre 2012

Recensione breve di "La storia di Iqbal"



DESCRIZIONE / INFORMAZIONE
Storia di Iqbal è un libro dello scrittore italiano Francesco D’Adamo, pubblicato la 1° volta nel 2009.
Il libro è un romanzo tratto da una storia vera, accaduta dal 1992 al 1995. Iqbal, il protagonista del racconto, è un ragazzino pakistano di dieci anni costretto insieme a dei suoi coetanei a fabbricare tappeti lavorando dodici ore al giorno per saldare i debiti delle loro famiglie. Purtroppo però lo stipendio è di 1 rupia (moneta pakistana) al giorno. Il ragazzino si ribella e dopo aver coinvolto i suoi piccoli colleghi, riesce a liberarli dalla schiavitù.
Una volta libero, entra nella “Fondazione contro il lavoro minorile” liberando molti altri bambini.
A tredici anni viene premiato a Stoccolma come ragazzino modello nel mondo e in seguito terrà un discorso a Boston.
Nel 1995 un gruppo di mafiosi lo uccide con cinque colpi di pistola perché aveva paura che creasse problemi alla criminalità organizzata, ma il piccolo eroe pakistano non è morto nel tempo, anzi la sua missione di abolire il lavoro minorile ancora oggi continua.

VALUTAZIONE / INTERPRETAZIONE
Beh, non posso negare che questo libro mi abbia preso il cuore (l’ho letto tutto in un giorno perché volevo sempre più vedere come andava a finire).
Infatti il ragazzino si era preso un impegno, e non l’ha mai dimenticato fino alla morte, ed addirittura qualcuno continua la sua missione ancora oggi.
Dal libro ho capito che Iqbal fu testardo e speranzoso nel compimento della sua missione tanto che sono sicuro che un giorno il lavoro minorile sparirà dalla faccia della Terra.
Dobbiamo anche considerare che a dieci anni ero come i miei compagni a scuola a studiare, a casa a giocare e avevo il conforto dei genitori; mentre in Pakistan come in molti altri paesi, i ragazzini sono costretti a lavorare a forza e con le minacce, ignoranti e senza i genitori. Infine qua in Europa noi ragazzini possiamo pensare al nostro futuro, mentre là la vita finisce a dieci anni.
Il romanzo lo consiglierei a coloro che non capiscono il significato della frase “volere è potere”.

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