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mercoledì 17 ottobre 2012

Testo argomentativo "Le classi per soli immigrati"


Il mondo che ci si presenta oggi è una realtà multietnica, cioè caratterizzata dalla coesistenza di persone provenienti da angoli diversi del globo. Spesso l’integrazione degli immigrati nella società del paese che li ospita risulta assai difficile poiché essi si presentano con usi e costumi diversi dal modo di vivere della popolazione locale. In particolare ciò avviene nel contesto scolastico, nel quale il nuovo arrivato si sente talvolta emarginato e non riesce ad identificarsi come membro dei suoi coetanei. Tale condizione persiste col passare degli anni, e il bambino che prima era semplicemente escluso, ora è vittima di atti di razzismo e xenofobia.
L’idea che riecheggia nella mente di molti è quella di creare classi per soli immigrati, e quindi il problema che viene posto è se sia giusto tale provvedimento.
Oggi la multietnicità è un fattore socio-culturale che ha messo le proprie radici nella società contemporanea (si pensi che il 6,34% della popolazione italiana è composta da immigrati, in Canada è del 17% e in Australia del 24%) e sarebbe da ingenui pensare che la formazione di classi per soli stranieri sia la soluzione per far fronte ad atteggiamenti discriminanti. Anzi, la stessa idea è da considerarsi come una forma di discriminazione dato che si distinguerebbe, in base al colore della pelle, molti ragazzi che sono intelligenti tanto quanto i loro coetanei di diversa provenienza.
E’ giusto infatti che, nel caso del nostro paese, i ragazzi italiani possano confrontarsi con quelli originari di altre zone della Terra: il mondo oggi ci impone a comprendere altri modelli culturali diversi da quelli a cui siamo abituati sin dall’infanzia, soprattutto a causa di fenomeni come la globalizzazione e la stessa immigrazione. Viviamo a stretto contatto di esponenti di altre tradizioni, non accettarli corrisponderebbe a non accettare il XXI secolo.
D’altro canto alcuni sostengono il contrario, cioè che le classi per soli immigrati dovrebbero esistere già da subito.
Per esempio, la Lega Nord nel 2011 aveva proposto la formazione di “classi di inserimento” per studenti stranieri, al fine di prepararli per un test in cui sono posti quesiti riguardanti italiano, matematica e geografia (seppur la proposta sia passata alla Camera, non è stata mai messa in atto).
Questa proposta avrebbe potuto produrre conseguenze positive: infatti, attraverso un percorso adattato a lui, il bambino avrebbe appreso più velocemente la cultura, gli usi e le tradizioni, integrandosi in pochi anni in una società, o semplicemente il gruppo classe, che altrimenti avrebbe sentito estraneo a lui.
Tuttavia, non sarebbe corretto pensare che un ragazzo, sentendosi trattato differentemente dagli altri, amplifichi in sé stesso il desiderio verso una società che proprio perché lo considera diverso, lo tratta diversamente.
I motivi sono diversi, ma su questa strada si ritornerebbe alle leggi in vigore nella prima metà del ‘900: scuole, autobus e lavori solo per extracomunitari. Un fatto di cronaca di poca rilevanza, ma che può far riflettere: il 3 aprile del 2009 il giornale “La Repubblica” riporta le foto di ventiquattro autobus, tra l’altro in condizioni precarie, mobilitati solo per le persone nere nei pressi di Foggia. Sono inconcepibili tali azioni, perché non solo sono la prova inconfutabile del sentimento xenofobico ancora insito nella nostra natura europea, ma offendono l’intelligenza umana che nel terzo millennio avrebbe dovuto considerarle assurde.
Concludendo, io sono del parere che lo Stato non debba mobilitarsi allo scopo di realizzare dei programmi di studio adatti agli stranieri, ma smorzare questi sentimenti razzisti e investire in progetti come gli scambi interculturali, attraverso i quali gli studenti hanno la possibilità di viaggiare ampliando i propri orizzonti conoscitivi, e affiancare nelle scuole dell’infanzia insegnanti di sostegno seri in modo da favorire il fenomeno del multiculturalismo, termine che sta ad identificare una società dove più culture, anche molto differenti l'una dall'altra, convivono rispettandosi reciprocamente.

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