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lunedì 11 febbraio 2013

Letteratura - Paragone tra il ruolo della fortuna in "Landolfo Rufolo" e in "Ser Ciapelletto"


La fortuna boccacciana non coincide con quella dantesca, secondo cui tutto ciò che accade segue un disegno provvidenziale, ma corrisponde al caso che agisce in modo capriccioso e imprevedibile: la sua concezione si richiama a quella della tyche classica, quindi dell'imprevisto che giunge inaspettato a sconvolgere i progetti degli uomini e li ostacola in quello che potremmo definire il perseguimento dei propri fini e della felicità. In quest'ottica acquista grande importanza l'ingegno, ovvero la virtù che gli uomini devono usare per opporsi (quando possibile) ai rovesci della sorte e sfuggire i pericoli, oppure per conseguire l'obiettivo che si sono prefissati a dispetto degli impedimenti sulla propria strada, se necessario anche con mezzi illeciti.
E’ proprio quest’ultimo il caso di Ser Ciapelletto, un bugiardo, assassino, ladro e sodomita che riesce a farsi santificare beffandosi del frate confessore: acquista perciò grande importanza la “parola”, attraverso la quale il notaio consegue l’intento di capovolgere la situazione a proprio vantaggio.  Anche questo è il caso in cui si alternano momenti di difficoltà con quelli di beatitudine economica: nel momento in cui rischia la morte, egli sembra essere costretto a diffamare la sua persona e a condannare i due mercanti che lo avevano ospitano, tuttavia la sua abile parlantina gli permette di trasmettere ai posteri una rispettosa immagine di sé e di salvare la vita dei due commercianti.
Per quanto riguarda invece Landolfo Rufolo, la questione è ben diversa perché alla fortuna si accompagna un insegnamento a vantaggio del protagonista: dopo aver navigato per anni ed aver alternato condizioni di ricchezza e miseria, si ritrova inconsapevolmente pieno di denaro, una parte del quale viene inviato alla donna che lo aveva ospitato prima che tornasse in patria. In questo caso la fortuna si combina con l’ingegno solo in brevi tratti (per esempio quando decide di darsi alla pirateria), mentre in altri viene meno la virtù e, come il mare ora calmo ora tempestoso, così agisce la sorte nei confronti di Landolfo. La novella comunque si conclude lietamente, e anzi insegna al protagonista a non mettere in gioco il proprio denaro per raggiungere un lucro sempre più abbondante, ma ad accontentarsi di una vita di tranquillità e ad essere generosi nei confronti di chi porge la mano in aiuto.

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