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lunedì 29 aprile 2013

Filosofia - La natura e la sua comprensione (Platone)


1)      Quali principi sono introdotti da Platone per dar conto della realtà naturale?
Platone, nel Timeo distingue “l’essere che è sempre”, innato, immutabile e apprendibile con l’intelletto (cioè il lógos), e “l’essere che diviene sempre”, il quale invece è generato, instabile ed oggetto della doxa, e quindi sfuggente ad un’adeguata comprensione razionale.
2)      Quale funzione svolge l’artefice nel modello proposto nel testo?
L’artefice, il demiurgo, è la causa produttrice dell’essere innato: egli, grazie alla propria intelligenza, riporta nella realtà sensibile ciò che ha appreso del modello stesso. La bellezza della sua opera costituisce perciò un indicatore della qualità ontologica del modello contemplato: ciò che è bello quindi è anche buono (kalós kai agathós).
3)      Che rapporto è imposto tra realtà naturale e modello ideale?
La realtà naturale è immagine del modello ideale: ne deriva perciò che l’imperfezione e l’instabilità della realtà sensitiva siano immagini della perfezione, non mere ombre di essa.
Per chiarire meglio il concetto, Platone nel brano stabilisce la proporzione “l’essenza sta alla generazione, così la verità sta alla fede”.
4)      Quale connotazione riceve il mondo naturale?
Il mondo naturale è una copia imperfetta del modello originale: essendo impossibile discutere attorno a quest’ultimo, Timeo comporrà un discorso attorno all’immagine. Ciò renderà la sua “narrazione” non vera, ma “verosimile”.
5)      Con quale finalità ha agito l’artefice?
Dal momento che il demiurgo era bello e buono, era anche privo di qualsiasi sentimento di invidia: volle perciò che tutte le cose si generassero simili a lui. Il disordine della materia di cui si servì, lo ridusse all’ordine (in greco kósmos), e poiché era impossibile che qualcosa avesse un’intelligenza senza un’anima, diede origine ad un mondo dotato di un’anima, di un’intelligenza e di un corpo.

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