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giovedì 2 maggio 2013

Letteratura - Petrarca - Breve commento di "Chiare, fresche, dolci acque" (56 righe di metà foglio)


La canzone petrarchesca “Chiare fresche e dolci acque” è caratterizzata un topos fondamentale per la comprensione dell’autore: la memoria, attraverso cui viene rievocata Laura,  appartenente ad una dimensione fantastica e quindi estranea alla realtà (un ricordo, un sogno). La figura dell’amata assume perciò dei connotati puramente stilizzati, richiamanti le precedenti tradizioni cortese e stilnovistica (come in Erano i capei d’oro a l’aura sparsi, ove le vengono attribuite le espressioni “angelica forma”, “spirto celeste”, “vivo sole”…). Nonostante questi attributi, Laura rimane secondo il poeta aretino la causa del suo dissidio, poiché con il suo sguardo suscitò in lui la passione ardente che lo tormenta (vedi Era il giorno ch’al sol si scoloraro, che riprende la semantica militare della poetica cavalcantiana). Tuttavia la sua ossessione comporta anche dei vantaggi: trattasi di un’occasione per ritirarsi in solitudine e meditare sul proprio io. Da notare che Laura non coincide né con la donna cortese, né la Beatrice dantesca:se alla prima venivano dedicati componimenti per nobilitare il proprio animo, e se Beatrice era un mezzo dell’uomo per elevarsi a Dio, per Francesco l’amata è una  bella donna oggetto di desiderio puramente soggettivo e terreno, libero da qualunque aspetto trascendente.
Tornando al processo di stilizzazione, stesso discorso vale per il paesaggio, dipinto come un locus amaenus, un luogo idilliaco (“Chiare fresche e dolci acque”, “erba e fior”…) la cui descrizione non appare tuttavia puntigliosa, atta alla riproduzione di odori, suoni, sensazioni tattili come avverrà invece per Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio: l’atmosfera è appositamente rarefatta, incerta, trattandosi appunto del frutto della mente del poeta. La memoria, secondo Petrarca, permette di dare stabilità e consistenza alle cose, soggette alla fuga del tempo: infatti, se prima egli intendeva il passato come un momento in cui commise l’errore di innamorarsi di Laura, il futuro come la speranza nella liberazione dal dissidio e il raggiungimento della pace, e il presente definito entro la precarietà e l’insofferenza, in La vita fugge, e non si arresta un’ora egli accetta la dubbiosità della morte e condanna la sua esistenza all’angoscia. In posizione antitetica al sonetto appena citato si trova Se lamentar augelli, o verdi fronde, sonetto ove si descrive l’incontro di Laura con Petrarca in paesaggio che richiama quello di Chiare, fresche dolci acque (uno degli aspetti che permette di non definire il Canzoniere come un semplice raccoglimento di poesie slegate tra di loro).

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