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mercoledì 29 gennaio 2014

Storia/arte/letteratura - Controriforma e Barocco



1.      Consegna preventiva: ri-titolazione dei singoli paragrafi (A, B etc.): il nuovo titolo verrà aggiunto a quello già presente in questo stesso file; per es. A- Premessa e definizione / Il Barocco in generale (nuovo titolo)

A- Premessa e definizione

Il Barocco fu il movimento culturale, artistico e letterario che caratterizzò la Controriforma e che, dall’ Europa, si diffuse anche nell’ America latina e in alcuni centri dell’ Asia attraverso la colonizzazione spagnola e portoghese (per questo aspetto il Barocco può considerarsi il primo grande stile artistico ‘ globale’ ).
Il Barocco nacque e si sviluppò, agli inizi del Seicento nella Roma dei papi, in seguito le sue forme caratteristiche comparirono nelle varie nazioni con un ritardo sempre maggiore via via che ci si allontanava dall’ Italia.
In ogni luogo nel quale attecchì, questo stile assunse forme particolari e specifiche: per l’  Italia, ad esempio, si parla di un Barocco romano, di uno veneziano, di uno bolognese, di uno napoletano.
Il significato etimologico della parola Barocco si ricollega al termine che indicava, nella penisola iberica, un tipo di perla dalla forma irregolare e bizzarra, e in Italia un ragionamento pedante, contorto, di scarso valore argomentativo. Finì per diventare, in quasi tutte le lingue europee, un sinonimo di stravagante, abnorme, inconsueto, eccessivo, irregolare e in questo senso fu adoperato dai critici del pieno Settecento per indicare l’ arte del secolo precedente, in più o meno esplicita opposizione al Rinascimento da una parte ed al neoclassicismo settecentesco dall’  altra .
Sul piano teorico, il Barocco non è facile da caratterizzare. I suoi artisti si proclamavano eredi del Rinascimento, e dichiaravano di accettarne le regole, però le violavano sistematicamente.
Il Rinascimento era equilibrio, misura, sobrietà, razionalità, logica.
Il Barocco fu movimento, ansia di novità, amore per l’ infinito e il non finito, per i contrasti, per la mescolanza audace di ogni arte. Fu drammatico, esuberante, teatrale, quanto l’ epoca precedente era stata serena e contenuta.
Il Rinascimento si rivolgeva alla ragione: voleva, soprattutto, convincere; il Barocco sollecitava l’ istinto, i sensi, la fantasia: tendeva, cioè, ad affascinare.
La rivalutazione dell’  arte barocca inizia verso la fine dell’  Ottocento; fino a quel momento il Barocco fu considerato una degenerazione dell’  arte rinascimentale, cioè un’  esagerazione di quegli elementi (già espressi dal manierismo tardo-cinquecentesco) che si presentavano come superamenti o contestazioni del canone classicista.
Si definiscono barocche quelle opere in cui compaiono le seguenti caratteristiche:
- la ricerca di un movimento, sia reale (una parete ondulata, una fontana da cui l’ acqua zampilla), sia rappresentato (un personaggio ritratto durante un’ azione violenta o uno sforzo)
- il tentativo di rappresentare, o suggerire, l’ infinito (un viale che si perde all’ orizzonte, un affresco simulante la volta celeste, un gioco di specchi che alteri e renda irriconoscibili le prospettive)
- l’ importanza data alla luce e agli effetti luminosi nella percezione dell’ opera d’ arte
- il gusto del teatrale, dello scenografico, del fastoso, dell’ eccessivo;
- la tendenza a non rispettare i confini delle discipline, a mescolare cioè architettura, sculturapittura.
Più che uno stile, cioè un insieme coerente di forme, il Barocco è un gusto, un atteggiamento nell’ affrontare la vita e l’ arte: possiamo così parlare di teatro Barocco, di musica barocca, e perfino di mentalità barocca.
I presupposti storico-culturali di questa nuova sensibilità furono:
- la Controriforma cattolica, che ispira un forte, drammatico e scenografico sentimento religioso
- la rivoluzione copernicana, che relega la Terra e l’ uomo ai margini dell’ universo e li apre alla prospettiva dell’ infinito
- la scoperta del Nuovo Mondo, che alimenta anch’ essa il senso della precarietà e complessità del reale e dell’ infinità dei mondi possibili.

2.      Definisci brevemente i rapporti tra Barocco e Rinascimento
3.      scrivi una breve definizione  del fenomeno, utilizzando eventualmente i termini appropriati già presenti nel testo
4.      Cerca su Internet almeno 2 opere iconografiche di sicura appartenenza allo stile barocco; ecco un esempio: immagine
5.      per ognuna di esse:
       - stampala e inseriscila nel quaderno di Storia;
       -  riportane i dati disponibili (artista, periodo, luogo, committenza);
       - motiva la scelta per iscritto sulla base della corrispondenza di questa opera ai caratteri tipici del Barocco

B- L’ Italia spagnola

Il trattato di Cateau-Cambresis (1559) conclude le guerre tra la Francia e la  Spagna che, dalla discesa di Carlo VIII (1494), miravano alla supremazia sulla penisola. Passano sotto il dominio spagnolo la Lombardia, il regno di Napoli, la Sicilia, la Sardegna, il cosiddetto Stato dei Presidi (alcune piazzeforti sul litorale tirrenico).
Queste aree erano governate, da lontano, da un Supremo Consiglio d’ Italia che aveva sede a Madrid, ma in concreto e in loco da un rappresentante della Corona spagnola: un governatore nel Milanese, tre viceré rispettivamente in Sardegna, in Sicilia, nel Napoletano.
Gli organi di governo locali assecondavano passivamente l’ autorità spagnola, ed era invece più frequente il caso di conflitti o con gli ordini religiosi, o con l’ opposizione dei baroni, soprattutto nel Meridione, che avevano da sempre svolto un ‘ azione centrifuga rispetto al potere centrale. In questa situazione le più vistose manifestazioni di opposizioni sono i tumulti popolari, privi di qualsiasi consapevolezza politica, e, meno ancora, nazionale.
Non è il dispotismo straniero a provocarli, ma il pesante fiscalismo, o le misere condizioni di vita. Significativa è l’ assenza di uomini di cultura in queste rivolte, testimonianza di una subordinazione del ceto intellettuale al potere politico spagnolo, e quindi di una frattura tra cultura e popolo, tra cultura e problemi della vita associata.
L’ impero spagnolo, nonostante le immense ricchezze che poteva trarre dalle colonie americane, era uno stato debole. Gli Asburgo di Spagna non avevano saputo unificare amministrativamente neppure i territori iberici; le spese militari prosciugavano le finanze statali e obbligavano ad una politica fiscale estremamente vessatoria. Mancava una classe media dotata di capacità imprenditoriali e la ricchezza si concentrava nelle mani della nobiltà e dell’ alto clero, che la difendevano con privilegi fiscali.
Nel corso del Seicento scoppiarono le prime carestie, a cui fecero seguito spaventose epidemie. Molte terre, prima coltivate, vennero abbandonate, l’ agricoltura estensiva ebbe la meglio su quella intensiva, la pastorizia crebbe a scapito delle colture. Ancora più grave della crisi agraria fu quella dei commerci: l’ Italia era ormai tagliata fuori dalle grandi correnti di traffico che passavano per l’ Atlantico. A tale proposito gli storici parlano di ‘ Crisi del Seicento’ .
6.      Quadro politico dell’  Italia dopo il 1559
7.      funzioni e limiti degli organi di governo locali
8.      Condizioni degli strati popolari
9.      Condizione degli intellettuali
10.  Punti deboli dell’  Impero spagnolo, ragioni della Crisi del Seicento

C- La Controriforma

Dopo il Concilio di Trento (1545-1563) la Chiesa mostra di volersi impegnare a fondo nel controllo ideologico sociale, e anche  nella repressione dei ceti intellettuali. Tale impegno si configura come una precisa volontà di egemonia e si propone, attraverso la cultura e la propaganda, di influenzare gli orientamenti di pensiero ed i comportamenti delle classi popolari.
In particolare l’ attenzione alla produzione intellettuale si esercitò sia attraverso strumenti repressivi, quali la Sacra Congregazione dell’ Indice e il Tribunale dell’ Inquisizione, sia attraverso un nuovo e più stretto rapporto col ceto intellettuale sul piano strettamente pratico, come ad esempio nella concessione di benefici o nella valutazione dell’ attività umanistica quale titolo di merito per l’  accesso a cariche di prestigio. Abbiamo insomma il classico bastone e la classica carota: da una parte gli uomini di cultura vengono intimiditi e controllati, dall’  altra vengono in parte cooptati nell’  apparato statale ed amministrativo.
In tal modo la Chiesa reagiva ad uno stato di cose negativo e per essa inquietante:
- la Riforma protestante
- i fermenti all’ interno della stessa ortodossia cattolica
- l’  immoralità diffusa tra i chierici
- l’  affermarsi e il diffondersi, anche negli Stati rimasti cattolici, di una cultura laica e profana, che talvolta influenzava anche le gerarchie ecclesiastiche. Basti pensare a papi come Leone X, un cardinale-umanista il cui principale pensiero fu quello di arricchire le biblioteche vaticane acquistando edizioni pregiate dei classici in tutta Europa, lasciando che il luteranesimo si diffondesse indisturbato nell’  Europa del nord.
11.  Spiega le frasi sottolineate
12.  Spiega il nuovo tipo di rapporto che la Controriforma cerca di creare con gli intellettuali e gli uomini di cultura
Si è discusso a lungo, e ancora si discute, sulla responsabilità della Chiesa e della Controriforma nel determinare la crisi culturale del Seicento. Il problema è certamente complesso.
E’  vero che l’ intervento della Chiesa non presenta solo aspetti repressivi, ma anche propositivi; è vero che la crisi della cultura italiana ha anche origini più remote e non va attribuita interamente all’ egemonia controriformistica della Chiesa e al dominio spagnolo, a questa strettamente solidale.
E’  anche vero, però, che alla fine della Controriforma la cultura italiana esce fortemente ridimensionata in molti settori, assolutamente non in grado di reggere il confronto con la restante cultura europea. Questa decadenza intellettuale è più vistosa nel campo scientifico (anche ‘ grazie’  alle condanne di grandi personaggi come Galileo, Bruno, Campanella…), ma è chiara anche nelle arti e nelle lettere dove, col Barocco, ci si adagia ben presto in un manierismo ed un conformismo ben diversi dalla novità del Rinascimento italiano.
13.  Sostituisci agli elementi dello schema sottostante i contenuti del paragrafo appena letto:
    
                                     Risposta 1  -  sue argomentazioni
  Problema
storiografico
                                     Risposta 2 – sue argomentazioni

D- La cultura italiana nel Seicento

L’ egemonia culturale cattolica fu raggiunta. Gli intellettuali si adeguarono alle direttive della Chiesa e all’ ossequio dei principi. L’ editoria si adeguò al nuovo clima di sospetto e di persecuzione; dopo il 1559 divenne sempre più pericoloso pubblicare libri proibiti, la cui lista si allungava di anno in anno; l’  unica eccezione, in Italia, era costituita da Venezia dove si manteneva una certa libertà di stampa. Fu proprio a Venezia che Giordano Bruno di recò per sfuggire dall’  Inquisizione romana; fu proprio a Venezia che egli fu arrestato, per poi essere mandato a Roma, processato ed arso sul rogo come eretico. Insomma, l’ indipendenza culturale e politica di Venezia nel Seicento non va esagerata.
Non che mancassero i pensatori politici: anzi sono numerosi i trattati dedicati allo Stato, che vengono dati alle stampe alla fine del Cinquecento, ma l’ elemento comune a questa letteratura politica è l’ ossequio al potere politico spagnolo. L’ autore in voga era quel Giovanni Botero che insegna il conformismo sistematico e l’ adattamento del pensiero politico alla ‘Ragion di Stato’. Le uniche voci libere, quelle di Machiavelli e Guicciardini, erano state messe all’ indice. Anche qui, dunque, conformismo più opprimente.
In questo panorama si consuma la separazione tra politica e cultura, all’  opposto di quanto si era detto e scritto nell’  Umanesimo fiorentino. Ora il problema è se il savio, ossia l’ intellettuale, dovesse occuparsi di politica. E alcuni propendevano significativamente per il no. "Il viver cauto ben s’ accompagna con la purità dell’ animo", proclamava il napoletano Torquato Accetto, autore di un trattato (un manuale d’ ipocrisia, potremmo dire) dedicato alla "Dissimulazione onesta".
E chi cauto non era rischiava di finire come Giordano Bruno, o come Tommaso Campanella, che restò in carcere trent’ anni, o come Galileo, che venne ripetutamente inquisito dal Sant’ Uffizio e che costituisce forse il caso più emblematico del rapporto tra un intellettuale e la Chiesa cattolica nell’ Italia seicentesca.
La letteratura dell’  epoca tende ad evitare i contenuti pericolosi, filosofici e religiosi. Per il poeta che apprezzi il viver cauto è meglio scrivere su oggetti concreti, quotidiani, magari insignificanti. Ed ecco la lirica secentesca traboccare di tabacchiere, pipe e pettini rotti. Si tratta di realismo? Si verseggia su zanzare, pulci, mosche incautamente cadute nel calamaio del letterato. E lo stesso atteggiamento lo troviamo quando il poeta si china  verso gli umili e dichiara il suo amore per una bella lavandaia, una bella filatrice, una bella mendica, o giù verso rabbrividenti immagini di una bella frustata, o di una bella presente a spettacolo atrocissimo di giustizia; dove la raffinatezza consiste nel trovare il bello nei luoghi solitamente deputati alla laidezza.
Nel Seicento, di fatto, l’ Italia diventò progressivamente un luogo sempre meno adatto al libero esercizio di un’ attività di pensiero.
Non vi fu comunque il blocco totale della ricerca scientifica in Italia. Se mai anche in questo campo trionfò il viver cauto e le scienze cominciarono a dividersi tra quelle ad alto rischio, come l’ astronomia, che significativamente non ebbe più cultori in Italia; quelle moderatamente pericolose, come la fisica, praticata da diversi discepoli di Galileo, come Torricelli; e quelle tranquillamente praticabili, come la biologia che non a caso con Malpighi conobbe un enorme sviluppo nel corso del Seicento.
14.  Individua e separa tra loro i 4 blocchi in cui è suddiviso il paragrafo, relativi rispettivamente: a) situazione generale della cultura, il caso di Venezia; b) gli scritti politici; c) la poesia; d) le scienze.
15.  Per ognuno dei blocchi fai un breve riassunto;
16.  fai una lista dei personaggi citati nel testo; per ognuno spiega la sua attinenza con l’  argomento ‘ Controriforma’ .

E - Il mondo come spettacolo: descrivere e stupire

Il registro prevalente di questa letteratura è la descrizione: una descrizione attenta dei dati che offrono i cinque sensi. L’ oggetto della descrizione in fondo conta poco, la sua unica funzione è quella di risultare inaspettato, sottilmente inaudito, di stimolare l’ interesse iniziale del lettore.
Deve poi essere in grado la macchina retorica messa in moto dal poeta di mantenere quell’ interesse.
Fare poesia vuol dire prima di tutto essere dei tecnici dell’ espressione linguistica.
Il poeta deve sperimentare, battere vie nuove, interessare il suo lettore, offrendogli a ogni riga qualcosa di sorprendente e spettacolare: un inatteso accostamento di parole, di concetti, di suoni, un’ insolita metafora, un’ improbabile iperbole.
La tendenza alla spettacolarizzazione che abbiamo riscontrato nella letteratura, coinvolge tutta la realtà sociale e culturale del periodo. Alla sobrietà e severità della religione protestante, la Chiesa di Roma contrappose la teatralità e il fasto della liturgia post-tridentina.
Gli edifici di culto, la celebrazione delle messe solenni, le processioni ai santuari erano strumenti di sicuro effetto coreografico e propagandistico.
L’ amministrazione della giustizia terrena era un altro momento del teatro quotidiano. Un’ esecuzione capitale o un rogo dovevano servire di  monito, erano uno spettacolo educativo per i sudditi. Era anche e soprattutto un monito riferito alla giustizia celeste. Il potere politico nel suo complesso si spettacolarizza: nelle incoronazioni, nei battesimi, nei genetliaci e nei funerali delle famiglie regnanti, le corti si offrivano agli occhi del popolo. Le città allora cambiavano volto: falsi archi di trionfo e false facciate segnavano i fasti di un’ architettura effimera, all’ insegna del travestimento.
Si sviluppò anche il teatro vero e proprio e la commedia dell’ arte in particolare. Nella commedia dell’ arte il Seicento trovò un’ espressione completa: declamazione oratoria, mimica caricata, acrobazie, e poi l’ esuberanza del canto e la sensualità della danza. Quello offerto dalla commedia dell’ arte è comunque un mondo ordinato, coi suoi rassicuranti stereotipi sociali di servi furbi e di padroni generosi, di innamorati, di ingenue e di comparse. Non contano le trame, spesso confuse e ripetitive, conta l’ abilità tecnica dell’ attore: e anche questo è nello spirito del secolo.
17.  Spiega brevemente la spettacolarizzazione della vita pubblica seicentesca relativamente a ciascuno dei seguenti ambiti: a) la poesia; b) il culto religioso; c) la giustizia; d) il potere politico; e) il teatro.
18.  Per ognuno di questi 5 ambiti ricopia qualche termine caratterizzante presente nel testo.

F- La Roma del Seicento

In campo artistico ritroviamo il rinnovato intervento della Chiesa cattolica: sia sul piano quantitativo con l’  incremento della committenza, sia sul piano qualitativo con il controllo sui contenuti e la proposizione di nuovi modelli espressivi.
Le opere di pittori e scultori cominciarono a passare al vaglio dei teologi. La rappresentazione di scene bibliche o di vite dei santi non doveva lasciare spazio a dubbi eterodossi, doveva aderire fedelmente alle Sacre Scritture, ma nello steso tempo doveva essere efficace, comprensibile per tutti. La maggior sicurezza della Chiesa, la sua determinazione nell’ imporre il credo cattolico si tradussero anche in un  incremento della spesa. Tra il 1560 e il 1660 la maggior parte delle chiese italiane venne restaurata, modificata, arricchita di decorazioni, di nuovi quadri, di nuove cappelle e oratori. Fu uno sforzo economico e artistico senza precedenti, che toccò tutta la penisola e Roma in particolare. Fin dal pontificato di Sisto V (1585-1590) Roma fu trasformata urbanisticamente ad maiorem Dei et Ecclesiae gloriam: nelle intenzioni dei papi la città doveva diventare agli occhi di tutti il simbolo magniloquente della cattolicità.
Dimenticati i tragici mesi del sacco di Roma, tramite il mecenatismo di Paolo V, Gregorio XV, e Urbano VIII Roma tornò ad essere centro di diffusione artistica.
Ancor di più: Roma diventava ora la maggiore produttrice d’  arte in Italia; la Chiesa non si proponeva più come una corte locale (qual era stata durante il Rinascimento) , ma, all’  ombra dei potenti padroni spagnoli, voleva essere la maggiore organizzazione religiosa del mondo; la Chiesa non era più una parte di Roma, ora essa era padrona dell’  intera città. Accanto alla grandiosa basilica di San Pietro si vide il proliferare di opere diffuse non meno spettacolari: nuovi palazzi,  grandi dimore patrizie di città e di campagna, numerose cappelle private, statue religiose, fontane, strucchi e monumenti disseminati un po’  ovunque nel centro della città.
Per un nobile esisteva un buon modo di contribuire allo splendore di Roma, trovando anche un’  adeguata sistemazione per la tomba di famiglia: costruire una nuova chiesa.
La richiesta era enorme, soprattutto da parte dei nuovi Ordini che erano sorti per fronteggiare la Riforma: gli Oratoriani, i Teatini, i Barnabiti, i Cappuccini e, più importante di tutti, i Gesuiti.
Tutta l’ arte barocca ha carattere fortemente emotivo, e per tutto il XVII secolo i Gesuiti si mossero in questa direzione, rendendo lo stile Barocco ancora più esteriore e spettacolare.
Quando essi ingaggiavano artisti di fama, chiedevano loro di mettere in risalto gli elementi dottrinali dei loro articoli di fede con maggiore abbondanza di particolari di quanto non fosse abituale nelle chiese romane. Infatti l’ arte potentemente illusionistica da essi incoraggiata in Sant’ Andrea al Quirinale, nella chiesa del Gesù e soprattutto in Sant’  Ignazio, molto tempo dopo che questo tipo di decorazione era scomparso altrove, era dettata proprio da simili esigenze. 
19.  Spiega le trasformazioni subite da Roma nel Seicento;
20.  spiega la nuova funzione delle arti figurative;
21.  ruolo della nobiltà romana;
22.  ruolo degli ordini religiosi ed in particolare dei Gesuiti

G- L’ attività artistica come professione e lo sperimentalismo artistico

Nonostante il quadro conservatore in cui operavano, gli artisti del Seicento affrontarono la ricerca artistica con una mentalità critico-sperimentale. Già alla fine del Cinquecento l’ idea rinascimentale dell’ arte come sistema di regole entra in crisi. Nel Seicento, abbandonata la concezione classicheggiante del Rinascimento, gli artisti barocchi volsero la  loro attenzione al fare artistico, ai procedimenti tecnici, alla creatività intesa come libera immaginazione.
Le scoperte scientifiche riportavano al centro l’ esperienza: i sensi divenivano vere finestre su di una realtà che mutava perché i nuovi strumenti, come il cannocchiale e il microscopio, dilatavano le possibilità della percezione.
La fantasia e l’ immaginazione potevano invadere campi inesplorati fino a quel momento e la natura sondata con mezzi diversi si mostrava molteplice, in continuo movimento, proprio quell’ enorme e complesso meccanismo che le concezioni meccanicistiche teorizzavano, ben diversa quindi dall’ entità eterna ed immutabile che, secondo i canoni e i principi estetici del classicismo, doveva essere oggetto di imitazione. L’  estetica del Seicento segna, perciò, un accantonamento dell’  idea di imitazione, e tende ad oscillare tra due poli: la suggestione esercitata dalla ragione geometrica o, al contrario, il piacere di abbandonarsi al libero gioco dell’ immaginazione, di esercitare i sensi per cogliere gli aspetti della realtà che provocano reazioni straordinarie nell’ individuo.
23.  Razionalismo e sensualità si fronteggiano nell’ arte secentesca, spesso però si integrano: spiega questo rapporto.
24.  Nuove esigenze nel modo di fare arte; loro rapporto con le scoperte scientifiche dell’ epoca;
25.  Differenze rispetto al Rinascimento sui seguenti punti: a) regole e canoni artistici; b) l’ immagine della Natura.
26.  Rapporto tra ragione geometrica e immaginazione fantastica nel Barocco

H- Barocco è una nuova cosmologia?

Pittura, scultura, architettura, musica, urbanistica, letteratura e soprattutto teatro riflettono nel Seicento questo rinnovato rapporto tra l’ individuo e la realtà che lo circonda; gli artisti, non meno dei filosofi e degli scienziati, partecipano di quel terrore del vuoto che viene determinato dalla coscienza della perdita del centro.
 Nonostante le condanne dell’ eliocentrismo, anche nei Paesi mediterranei la consapevolezza copernicana che l’ uomo non è (fisicamente parlando) nel centro dell’ Universo si diffonde ed approfondisce, fino alla moderna consapevolezza che l’ Universo è incommensurabilmente più grande di quanto appare, e che in esso il sistema solare non costituisce affatto un punto privilegiato. Per tesi simili Giordano Bruno finisce sul rogo, ma artisti ed intellettuali ne recepiscono il messaggio e lo rielaborano in nuove forme ‘sperimentali’.
La fantasia di artisti come Bernini, Borromini, Pietro da Cortona diede vita a una moderna sperimentazione formale. Ogni artista ebbe il suo linguaggio: caduta la tesi classica dell’ arte come imitazione, una concezione tecnica dell’ arte prese il sopravvento.
Lo testimoniano le stravaganze architettoniche, i prodigi tecnici di un artista come il Bernini che realizzò in scultura la trasparenza degli incarnati o il tremore delle foglie; anche il sorgere della pittura di genere - nature morte, paesaggi, scene di vita popolare - contrapposta alla pittura di storia indica una nuova e libera idea: gli artisti a sperimentano tutte le direzioni conoscitive.
Uno dei maggiori meriti letterari del Seicento era l’ invenzione di metafore brillanti, di allegorie, iperbole, antitesi, di figure retoriche che suscitassero divertimento e stupore. Anche l’ arte, come la poesia, si configurò sempre più come acutezza e capacità di rappresentare tutto ciò che si può immaginare di una realtà percorsa da innumerevoli, ignote e fantastiche corrispondenze.
Abbandonata l’ imitazione di un ordine esistente in natura, la nuova poetica barocca fece dell’ illusione, della finzione, del mirabile artificio i mezzi per proporre con l’ arte una seconda realtà. Gli artisti concepirono grandi decorazioni facendo uso dello scorcio e della prospettiva illusionistica: in tal modo la prospettiva perdeva la funzione ordinativa e delimitante che aveva avuto nel Quattrocento, per suggerire, invece, spazi infiniti.
Lo spettacolare illusionismo proposto dagli artisti barocchi esaltò i valori emotivi e psicologici dell’ opera d’ arte e condusse al riconoscimento dell’ esperienza sensoriale. Era una scelta formale che si adattava alle nuove funzioni sociali dell’ arte e in particolare alla Chiesa della Controriforma: in linguaggio emotivo, illusionistico e spettacolare era quello più adatto a raggiungere il vastissimo pubblico dei fedeli.
Ma accanto a questa poetica della meraviglia e della provocazione sensoriale ricercata attraverso l’ opera d’ arte, il Seicento italiano vide anche il persistere di un radicato atteggiamento classicista.
Per l’ artista rinascimentale l’ età classica era un modello da perseguire non nelle forme esteriori, ma nelle tendenze più profonde: non è nell’ assunzione dei moduli antichi che il Rinascimento rivela la sua ispirazione classica, ma nella fiducia nell’ arte come ambito di conoscenza della realtà. Ed è proprio questa fiducia che nel Seicento, dopo Copernico e Galileo, non può tornare tale e quale. Si comprende così perché l’ ideale classico si restringa a un generico modello di sublimazione della realtà che non trova una convincente motivazione al di fuori delle ragioni dell’ arte.
27.  individua ed elenca tutti gli elementi ‘sperimentali’ dell’ estetica del Barocco;
28.  quale nesso c’è tra tendenza sperimentale nelle arti ed affermazione della scienza?
29.  Riassumi la nuova consapevolezza cosmologica post-copernicana;
30.  collega tale consapevolezza al terrore del vuoto (Horror vacui) che costituisce uno degli aspetti salienti dll’ estetica barocca;
31.  spiega i concetti di ‘Illusionismo’ e di ‘Meraviglia’ ed il loro significato nel Barocco;
32.  spiega il nuovo uso della prospettiva nel Barocco rispetto al Rinascimento;

33.  perduranti influenze del Rinascimento sul barocco – alcuni esempi

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