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mercoledì 24 dicembre 2014

Letteratura - Manzoni - La responsabilità umana e la possibilità di contrastare il male (risposte pag 488-490 Il piacere dei testi vol. 4)

1)      Piazza e Mora furono condannati in quanto untori a causa dell’ignoranza dell’epoca e allo stesso tempo della mancanza di rettitudine da parte dei giudici.
2)      I giudici utilizzarono la tortura contro degli innocenti (untori) anche se avevano i mezzi per giudicarli tali: anzi utilizzarono qualsiasi strumento in loro possesso per condannarli nonostante l’evidente iniquità.
3)      Sono i risultati dell’ignoranza dell’uomo e della tortura, nonché l’abuso del potere da parte dei giudici.
4)      La disperazione può condurre ad una condizione di fatalismo e rassegnazione, ovvero ritenere che le cattiverie del mondo siano necessarie ed inevitabili.
5)       (prime righe) Manzoni ritiene che una storia, seppur sia di breve respiro, debba permettere agli uomini di ricavare osservazioni generali e non contenere aberrazioni di fatti causate dall’ignoranza del tempo. La parola-chiave è “utilità” (riga 3).
6)      I mezzi espressivi e retorici che conferiscono enfasi al discorso sono: l’uso dell’asindeto, l’accostamento di termini per certi versi antitetici (dolorosi-consolanti, orrore-compassione), la costruzione di periodi brevi ma incisivi (prevale la paratassi), inserimento di termini forti (perverso, affannoso, orrore, bestemmie …), l’utilizzo del “si” impersonale per conferire generalità all’azione. Lo scopo di Manzoni è sentenziare contro l’ignobile condotta dei giudici dell’epoca: se da un lato gli atti d’ingiustizia furono causati dall’ignoranza, è anche vero che spesso non esercitarono il loro potere nella maniera corretta. L’autore ritiene che il male si sia radicato nell’uomo con il peccato originale, e che sia dunque possibile attenuarlo solo all’esterno, dimostrando una relativa fiducia nelle possibilità di progresso nella società umana.
7)      La verità permette di ricostruire il passato, di desumere il contesto sociale e la vita quotidiana di un’epoca ormai lontana: con occhio critico Manzoni guarda al XVII secolo, riporta le tragedie di cui furono vittime degli innocenti e mette in guardia i suoi contemporanei affinché non si verifichino di nuovo quelle atrocità.
8)      Rimane costante la convinzione che nella società sia insito il male e che ignorarlo costituirebbe un’ingenuità (ecco perché rifiuta qualsiasi visione idilliaca): in entrambi i casi l’opinione di Manzoni è che la finalità dell’uomo non sia “star bene” ma “far bene”, ovvero avere un ruolo attivo contro il male, il quale non può essere eliminato, ma comunque attenuato.
9)      “credere à credenza”, “credere à convincimento”, “essere à il fatto che”, “non dimenticare à ricordo di”, “giudicar à non si può”, “distinguerne à distinzione di”, “negar à la negazione”, “accusarla à l’accusa”, “nel guardar à alla visione di”, “trasgredir à una trasgressione di”, “il pensar à il pensiero”
10)   (vedi sostantivi sottolineati nel libro)
11)  riga 7 à “avvenimento … necessario” (CPO)
riga 19 à “innocenti” (CPO), “colpevoli” (CPO)
riga 31 à “meno potenti e meno funeste” (CPO)
riga 36 à “spinta” (CPS, perché è la natura che appare)
riga 38 à “irragionevole” (CPS)

riga 39 à “spontanea” (CPS), “nobile e santa” (CPS)

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